Articolo 21
AsiaNews
AzioneAiuto
Bibbia
Bob Marley
Don Tonino Bello
Effatà
El-Ghibli
Gabriella Ghermandi
Gradisca d'Isonzo
La Torre di Babele
Madre Teresa di Calcutta
Make Poverty History
Martin Luther King
Messaggi in bottiglia
Meter
Misna
Mondo e Missione
PIME
Pimemilano
Prometeo
Siti cattolici italiani
Skype
Unicef
VoipStunt
Volti Rivolti
War News
www.piccoloseme.org
visitato *loading* volte
Il Verbo si è fatto carne, ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.
Buon Natale, buone feste e felice anno nuovo a tutti!
Il viaggio in Yucatan è stato bello e molto intenso. Lo Yucatan è un vero incanto. C'ero già stato e così questa volta, accompagnando i miei, ho potuto apprezzare con più calma tante piccole cose senza la preoccupazione di dover capire quel che avevo davanti o dover immortalare tutto con la macchina fotografica. Chichén Itzá è davvero maestosa e spettacolare (nonostante le orde di turisti), Uxmal grandiosa, Ek'Balam serena e tranquilla (e ripida!), Mayapán di una semplicità che comunica pace, Tulún un vero spettacolo...
Curiosamente, comunque, il ricordo più interessante è stato l'incontro con un passante, un abitante di un pasino (Santa Helena, mi pare) in cui ci siamo fermati a chidere informazioni sul benzinaio più vicino, visto che la spia della benzina ci stava minacciando già da diversi kilometri.
Individuiamo un signore che cammina solitario per una stradina di un quartiere semideserto, ci accostiamo: "Disculpe, ¿hay una gasolinera aqui cerca?". L'uomo ci guarda, gentilmente, ma senza rispondere. "Para echarle gas en el carro...". Continua a non parlare, però posa perterra le sue borse e comincia a gesticolare e a muovere la bocca senza emettere suoni. "Ah, è muto" - dico - pensando infastidito: "Ma guarda te, fra tutti, proprio a un muto dovevamo chiedere informazioni!". Innervosito, non capisco quasi niente di quel che cerca di dirci, però, per gentilezza rimango lì e continuo a guardarlo, facendo finta di capire, ringraziandolo per non deluderlo. Quasi un sentimento di pietà, il mio. Un sentimento che però mi sembra del tutto fuori luogo e mi mette a disagio. Comunque lui non demorde, vuole proprio aiutarci. I segni che fa sono: tornare indietro, incrocio grande, cosa piccola, a destra. Mah! "Gracias, muchas gracias". Ci sorride e riprende il suo cammino. Molto dubbiosi, prendiamo la prima traversa (per fargli credere che stiamo seguendo le sue indicazioni) e, seguendo per la nostra strada, ci mettiamo alla ricerca di qualcun'altro a cui chiedere (qualcuno "normale", s'intende), anche perché tornare da dove siamo venuti ci sembra inutile, dato che non c'era proprio nessun benzinaio su quella strada.
"Sì, guardi - ci spiega in spagnolo un ciclista - deve tornare indietro, supera l'incrocio grande all'ingresso del paese e poi lo troverà sulla destra, ma faccia attenzione perché è un posto molto piccolo". Ah. Torniamo indietro, superiamo un incrocio grande, troviamo un posto piccolo, sul lato destro della strada. Ci era sfuggito perché consisteva in una baracca con dentro varie taniche di benzina, che il "benzinaio" rivendeva dopo averle comprate chissà dove.
Allora sì, il disagio di prima, ora diventa vera e propria vergogna. Il muto era stato chiarissimo. E gentilissimo. E io vittima del nervosismo e della superficialità.
"Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore".
Rm 8, 35.37-39
Dopo più di due mesi dall'ultimo post, rieccomi finalmente. Ottobre è stato un mese "terribile", in senso buono, cioè con un mucchio di cose da fare e pochissimo tempo libero, culminato con il mega ponte dei Santi-Defunti. Novembre si prospetta un po' più leggero, se non altro perché riceverò la visita dei miei dall'Italia e mi toccherà fare da cicerone, per qualche giorno di "forzata" vacanza... ;-)
Ho un sacco di cose in ballo in questo periodo, cose arretrate da postare, il sito web da aggiornare, i miei che arrivano, un amico (Cristian, non te ne andare!!!) che parte dopo un anno di missione insieme, una carissima vecchia amica (Titti!) ritrovata quasi per caso on-line dopo quindici anni...
Tanto da scrivere, tanto da condividere, poco tempo per farlo... come sempre!
"Nudo uscii dal seno di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!".
Gb 1, 21
Visto che c'è gente che si dedica a tempo pieno a diffondere falsità sulla Chiesa, fra l'indifferenza e l'ignoranza di molti, cerco di dare il mio piccolo contributo con questo link (esterno al mio sito): Soldi alla Chiesa, verità e bugie.
Ma è solo per chi non ha pregiudizi...
"Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.
La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia.
Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato.
Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!".
1 Cor 13
Stasera il parroco era via e Cristian, il volontario che lavora con noi, era invitato a cena dai giovani del gruppo parrocchiale e così mi sono trovato a cenare da solo. Non capita spesso, di solito siamo almeno in due, a volte tutti e tre. Per cena, chile relleno, peperone ripieno di una specie di formaggio, il tutto immerso in una ricca salsa rosa. Ottimo, lo sto ancora digerendo, ma ottimo davvero. Per televisione avevo la nostra gatta (dicono che si chiami Playamar, ma io la chiamo Gato) e la cagna (lei sì, indubitabilmente Orejona) che facevano finta di lottare giocando: uno spettacolo, non ho mai visto un cane e un gatto cercarsi e giocare così come loro. La mossa migliore è quella del gatto che assalta il cane, cercando di aggrapparglisi al collo. Impagabile. Beh, comunque durante la cena pensavo. Pensavo al fatto che nonostante il poco, molto poco tempo libero che ho in questo periodo, però riesco a scribacchiare ogni tanto qualcosa qui sul blog. Sarà forse un appiglio inconscio per non essere risucchiato totalmente dalla missione. O forse invece dovrei farmi risucchiare completamente e lasciar perdere tutto il resto? Per la verità il mio sito è da un po' che non lo aggiorno, pur avendo un sacco di materiale disponibile, e anche la newsletter, che mi ero ripromesso di scrivere a cadenza regolare, è già da Pasqua che non la scrivo. I messaggi di posta elettronica a cui devo rispondere sono ormai talmente tanti che mi vergogno a contarli... Devo trovare il tempo, voglio trovare il tempo, vorrei trovare il tempo. Ma come si fa?
È mezzanotte. Finisco veloce il libretto per il corso chierichetti e vado a nanna. La relazione sulla catechesi parrocchiale la finirò domani, primero Dios, se Dio vuole.
Leggo con orrore le notizie che arrivano dall'Inghilterra. A me vengono i brividi solo a pensarci... Ma dove andremo a finire? Ma dov'è il limite? Ma cosa stiamo lasciando ai nostri pronipoti? Ma dov´è andata a finire la dignità umana? Cos'è questa dittatura "scientifica"? Ha ancora senso la parola "bio-etica"? Che etica?? Signore Pietà...
Dal sito di Avvenire
Che belli i vecchi tempi, quando "Chimera" era il nome di una creatura mitologica, oppure un termine usato solo metaforicamente, nel senso di sogno irrealizzabile. Ormai lo si adopera invece nel suo significato tecnico, per indicare un organismo composto da cellule con un'origine genetica diversa, quindi anche provenienti da individui di specie differente: esseri umani e conigli, per esempio. In Inghilterra, dopo accese polemiche, conflitti sulla competenza decisionale, consultazioni pubbliche, la Hfea - l'Authority per la fertilizzazione umana e l'embriologia - ha ufficialmente concesso ieri, ai centri di ricerca che ne avevano fatto richiesta, le licenze per la creazione degli embrioni interspecie. Il loro nome scientifico sarebbe «embrioni ibridi citoplasmatici», ma vengono comunemente definiti chimere, o, ancora più familiarmente, Frankenbunny, cioè coniglietti Frankenstein. Si tratta infatti di creature da laboratorio, come nel famoso romanzo scritto da Mary Shelley. Solo che in questo caso sarebbero esseri in parte umani e in parte animali. Nonostante si tenti di minimizzare, sottolineando che la percentuale umana è nettamente preponderante (il 99,9%), e che gli embrioni ibridi sarebbero distrutti al 14° giorno di vita per ottenere cellule staminali, lo sconcerto dell'opinione pubblica è grande. I quesiti sono tanti, sconvolgenti e spesso irrisolvibili. Può l'umano essere ridotto a una percentuale? Ed è ancora definibile come «umana» una creatura di questo tipo? Due giornaliste del Times, intervistando l'anno scorso Lord Harries, vescovo anglicano all'epoca presidente dell'Hfea, gli hanno posto interrogativi a cui il religioso non ha saputo rispondere: «Se questo nuovo essere bussasse alle porte del paradiso, come sarebbe giudicato? Un Frankenbunny ha o no un'anima immortale?».
Il primo spinoso problema posto all'Authority è proprio quello della competenza. Chi deve decidere sull'ammissibilità degli embrioni ibridi, l a Hfea, che ha competenza sulla fertilizzazione umana, o le autorità che si occupano della sperimentazione sugli animali? La Hfea ha dribblato la questione, concedendo le licenze in via sperimentale, e cautelandosi con un parere legale che però non è stato reso pubblico. Nel frattempo la patata bollente sulle competenze è passata al Parlamento. Se si deciderà per l'attribuzione del potere decisionale all'Authority sulla fertilizzazione umana, sapremo che in Gran Bretagna per definirsi uomini basta che sia umana la maggior parte del patrimonio genetico, come fosse un pacchetto azionario di cui si detiene il 51%.
Il bello è che dietro all'euforia pubblicitaria con cui esperti e centri di ricerca promuovono l'operazione, sostenendo che tutto questo si fa per sconfiggere gravi malattie degenerative, c'è, nel mondo scientifico, la consapevolezza di tentare un'impresa disperata. Da una parte si parla ormai apertamente della tecnica che si userebbe per produrre gli embrioni ibridi, cioè il trasferimento nucleare, come di un metodo che va superato, perché ha dato risultati deludenti (un'efficacia che non supera il 2%) nella clonazione animale. Dall'altra, l'eventuale uso terapeutico delle cellule staminali ottenute dagli embrioni-chimera è inficiato dal rischio di attivazione di virus animali endogeni, che potrebbero saltare la barriera di specie e diffondersi tra gli uomini, con effetti incontrollabili e devastanti. Rischio, quest'ultimo, davvero grave. Ma che importa? Bisogna correrlo, e ovviamente «per il bene futuro dell'umanità». Intesa, naturalmente, in termini di punti percentuali.
Eugenia Roccella
6 settembre 2007
Dal sito dell'Adnkronos
Dalla Nigeria all'Italia per sfuggire alla lapidazione
Torino, 6 set. - (Aki) - "Qui sono al sicuro. So che, con l'aiuto di Dio, troverò la mia vita in Italia". E' l'appello che lancia tramite AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL Felix Eugene, giovane nigeriano di fede cattolica, che rischia la morte per lapidazione nel suo paese natale per aver avuto rapporti prematrimoniali con la fidanzata. L'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR) ha iniziato pochi giorni fa a valutare il caso di Felix, 27 anni, dal 2004 in Italia, paese a cui chiede asilo. La decisione è attesa per la prossima settimana.
"Posso svolgere qualunque mestiere, sono giovane", assicura Felix, che lavora occasionalmente come facchino per un supermercato a Torino e nel tempo libero fa il barbiere. I magistrati nigeriani lo hanno condannato a morte per lapidazione preceduta da flagellazione pubblica. Una corte sharaitica (che si basa sulla legge divina desunta dal Corano) ha deciso che dovrà subire 20 frustate al giorno per 21 giorni per aver tentato di convertire la sua fidanzata musulmana Fatima al Cristianesimo. "Volevo sposarla, così sarebbe diventata la madre dei miei figli", spiega ad AKI. Da quando è evaso dal carcere dove era rinchiuso, non è più riuscito a contattare Fatima nè la sua famiglia: "Vorrei mettermi in contatto con i miei familiari e con Fatima, ma so che non sarà facile trovarla", ammette. La Costituzione nigeriana contiene il principio della laicità delle istituzioni e dell'ordinamento, ma nello stato del Niger (da cui arriva Eugene) e in altri undici stati della Repubblica federale di Nigeria (composta in tutto da 36 stati), soprattutto nel nord a maggioranza musulmana, continua a essere applicata la sharia. Nel Niger, la donne musulmane non possono indossare pantaloni o parlare in pubblico a un cristiano, come racconta Felix.
"Quando la famiglia di Fatima ha scoperto che aspettavamo un bambino, l'ha rinnegata", continua. Il giovane non sa cosa sia successo a Fatima e al loro bambino. Le proprietà della famiglia di Felix sono state data alle fiamme quando i parenti della sua fidanzata hanno scoperto che lei era incinta e Felix e suo padre sono stati messi in prigione. Felix è stato frustato per quattro giorni prima di riuscire a fuggire, dopo che suo padre, liberato nel frattempo, ha pagato una grossa tangente al mullah carceriere perché lasciasse aperta la porta della cella. Dopo la fuga di Felix, il mullah è stato sgozzato in pubblico. Il giovane ha ottenuto un passaggio su un grosso camion diretto a Lagos, la capitale, dove vivono i suoi zii. "Mio zio ha deciso che dovevo lasciare la Nigeria", ha spiegato. Da Lagos, Felix è riuscito a raggiungere il porto di Genova a bordo di una nave container di proprietà di una compagnia per cui lavorava un amico dello zio. "Non sapevo dove andare, ma una donna italiana a Genova mi ha aiutato. Mi ha comprato un biglietto del treno per Torino, mi ha dato 10 euro dicendomi che lì avrei potuto trovare lavoro".
"Gli italiani mi hanno aiutato molto", ricorda. Attraverso i canali diplomatici, documenti e fotografie, l'avvocato di Felix, Anna Rosa Oddone, è riuscita a verificare la sua vicenda. La Oddone dice ad AKI di essere ottimista riguardo alla possibilità che Felix ottenga il permesso di restare in Italia. L'UNHCR in Italia, che comprende rappresentanti dell'Onu, del governo italiano e della polizia, stabilirà se Felix può ottenere lo status di rifugiato, l'asilo politico o il permesso di soggiorno umanitario, consentendogli di restare in Italia per un primo periodo di 12 mesi. Se il suo ricorso all'UNHCR dovesse fallire, Felix potrà fare ricorso ai tribunali italiani, ma dovrà farlo in absentia, poiché sarebbe immediatamente rimpatriato.
L'Italia ha svolto un ruolo importante nelle campagne internazionali per salvare due donne nigeriane condannate alla lapidazione in base alla legge islamica. Amina Lawal, nigeriana condannata a morte per lapidazione per aver avuto un figlio in seguito a una relazione sessuale consensuale mentre era divorziata, è stata liberata nel 2003. Safiya Husseini era stata condannata a morte per lapidazione per adulterio nel 2001, ma in seguito scagionata in appello e nel 2002 è diventata cittadina 'onoraria' di Roma.
6 settembre 2007